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Il centro storico del paese Breginj

Il museo di Breginj, un complesso di case di pietra a due piani intrecciate con ganki (terazze), e un monumento etnologico e di architettura. Fino al terremoto del 1976 questo paese era noto come la perla della tipica architettura slavo-veneta. Le case costruite in pietra, ornate del ballatoio e congiunte con la stalla ed il fienile, erette in gruppi compatti a pianta ovale nonché le strade a percorso circolare costituivano una testimonianza irripetibile dell’eccezionale patrimonio di spazi e di edifici. Il cosiddetto nucleo vecchio del villaggio insieme con il museo costituisce l’unica testimonianza dell’aspetto esteriore del vecchio centro abitato: oggi sono considerati monumenti culturali. Dopo il terremoto il paese e stato costruito tutto a nuovo.

Dalla tradizione orale si dice che gli antenati di Breginj erano nomadi e pastori di greggi di pecore. Avevano delle semplici abitazioni chiamate casoni. Questi rifugi erano coperti con le foglie di faggio. Più tardi nella storia costruivano abitazioni di pietra e coprivano i tetti con la paglia.

Nei libri di storia troviamo la prima volta il nome Breginj nel 1084. Nel 15 secolo era sotto il dominio dei Veneziani, nel 1521 sotto il dominio dell’Austria, nel 1805 di nuovo sotto l’Italia, nel 1813 di nuovo sotto l’Austria, nel 1915 di nuovo sotto l’Italia fino alla fine della seconda guerra mondiale quando passò sotto la Jugoslavia. Nessun dominatore ha portato il benessere, qui è stata conosciuta sempre soltanto la povertà.

Dapprima è stato costruito come un insediamento sulla riva del torrente Bela (Bianca). Nel 1966 l’incendio ha distrutto 24 case e la chiesa. L’incendio è stato provocato dalla autoinnesco di marihuana che gli abitanti di Breginj coltivavano. Dopo di questo gli abitanti cominciarono a costruire le case con la pietra e li coprivano con le tegole. Il paese cominciava cos’ì a vedere una riconoscibile identità veneta. L’aspetto delle case di città costruite in un semicerchio univa i vicini. Le fattorie consistevano in un gruppo di costruzioni in forma di stringhe associate con stalle e fienili nonchè interessanti sottopassaggi e connessioni. A quel tempo le due attività agricole prevalenti era l’allevamento del bestiame e una modesta agricoltura. Gli animali pascolavano nei recinti che erano direttamente collegati alle case. Il formaggio fatto in casa unito con polenta e patate era uno dei più importanti prodotti alimentari oltre che anche la fonte di guadagno.

Prima del terremoto è stato nominato Breginj come monumento di prima categoria. Il terremoto del 1976 ha distrutto quasi completamente il paese. Sono rimaste solamente tre case come un ricordo della perla dell’ architettura sloveno veneta. Il museo di Breginj è l’unico frammento superstite del centro storico del paese, un complesso di case di pietra a due piani intrecciate con terazze tipiche detti ganki. Oggi è l’unico testimone sull’immagine dell’ex villaggio.

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Il terremoto del 1976 in Friuli e le conseguenze sull’alto Isonzo

Il terremoto che ha colpito il nordest Italia e in particolare il Friuli nel maggio e in settembre del 1976 ha avuto un impatto drammatico anche nel nordovest della Slovenia. Fortunatamente dalle nostre parti non c’erano state vittime mentre in Italia sono morte 987 persone. I danni causati erano enormi sia nell’alto Isontino come anche altrove nel nordovest della Slovenia. Le due maggiori scosse furono avvertite nel maggio e in settembre dello stesso anno. Il 6 maggio alle ore 20 e 0 minuti la scossa era di magnitudo 6,5 mentre il 15 settembre alle ore 9 e 21 minuti ha raggiunto la magnitudo 6,1. La prima scossa ha raggiunto gli effetti massimi tra IX e X grado (in alcune località anche con potenzialità perfino di X grado secondo la Scala Macrosismica Europea (EMS), la seconda scossa di settembre era del IX grado secondo EMS (gli elementi distruttivi complessivi raggiunsero il X grado) . La profondità del sisma era fra 10 e 15 km. Il terremoto causò molti danni nell’area di 600 km2, compreso le parti nostre, fù avvertito dalla popolazione di diverse nazioni nell’area di circa 1 milione di km2 ( il raggio della sensibilità del terremoto era di cira 570 km ) .Il terremoto fù avvertito anche in Svizzera,Austria,nel sud della Germania,Cecoslovacchia,nel sud della Polonia, sudovest della Ungheria e nordovest della Croazia. Il sisma è stato percepito da tutta la popolazione della Slovenia. Fortunatamente per noi non era così grave come nel Friuli. I danni materiali erano grandi ma fortunosamente nessun morto. I maggiori effetti distruttivi sono stati registrati nel Breginjski kot con VII grado EMS, a Kobarid (Caporetto) hanno constatato tra VII e VIII grado, a Tolmin VII grado, nella valle di Bohinj tra VI e VII grado, a Ljubljana , Nova Gorica, Idrija e Postojna (Postumia) VI grado, nel centro e a sudest della Slovenia IV grado della scala EMS. Il terremoto di settembre ha avuto un intensità leggermente inferiore. I danni maggiori del terremoto furono provocati nei paesi di Breginj, Ladra, Smast, Trnovo e Srpenica. In questi villaggi rimase senza tetto 80 % della popolazione già dopo la prima scossa di maggio. Il numero totale degli edifici danneggiati dopo le scosse di maggio e settembre furono intorno a 4000 ( strutture da abbattere o strutture già demolite dal sisma )e 12000 strutture erano danneggiate. Diversi edifici che non hanno riparato dopo le scosse di maggio furono demoliti dal terremoto di settembre. A quel punto c’era molta preoccupazione come sopravvivere l’inverno che si avvicinava. Fino la fine di giugno sono state segnalate 400 scosse di terremoto di cui 200 percepite dalla gente. Entro la fine ottobre sono state rilevate altre 300 scosse di assestamento. Gli epicentri di settembre si spostarono più a nord e più vicino alle nostre terre. Considerando gli effetti distruttivi del terremoto primaverile ed autunnale possiamo constatare il raggiungimento di IX grado ESM nel Breginjski kot mentre nella alto Isontino e nei dintorni di Bohinj VIII grado della scala ESM.

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